Ecobonus, diventa operativo lo sconto in fattura

Diventa pienamente operativo lo strumento dello sconto in fattura con l’istituzione dei codici tributo che consentono il recupero dello sconto anticipato dai fornitori. I codici tributo sono stati resi noti tramite la risoluzione n. 96/e/2019 dell’Agenzia delle entrate, come anticipato da ItaliaOggi di ieri.

La possibilità dello sconto in fattura è concessa ai condomini beneficiari della detrazione o, a cascata, può essere un beneficio per i primi fornitori, per esempio i muratori, che sono i cessionari del credito da parte del cliente finale. Questi possono acquistare il credito dal cliente, applicando uno sconto in fattura, e, a loro volta, possono effettuare una cessione ulteriore.

Il credito non può essere ceduto a chiunque, ma può essere acquistato, nei diversi passaggi, solo dai fornitori dei beni e servizi necessari alla realizzazione degli interventi o dai loro fornitori. La possibilità di concedere lo sconto in fattura è stata introdotta dal provvedimento n. 108572 dell’8 giugno 2017.

A seconda del tipo di intervento, il recupero del credito d’imposta può avvenire in 5 o 10 anni; periodo che, per molti, può limitare l’effetto incentivante del provvedimento agevolativo. Per questo, è stata introdotta la possibilità di ottenere un importo di pari ammontare che può essere concesso sotto forma di sconto sul corrispettivo dovuto.

Se il fornitore lo consente, il cliente/contribuente finale che ha diritto alle detrazioni spettanti per gli interventi di riqualificazione energetica e di riduzione del rischio sismico o ristrutturazione edilizia può optare, in luogo dell’utilizzo diretto delle stesse, per lo sconto in fattura.

In questo caso, l’importo spettante dell’agevolazione viene anticipato dal fornitore che ha effettuato gli interventi stessi. Il fornitore può mantenere il credito e spalmarlo in più anni, se ha la possibilità economica e finanziaria per farlo. In alternativa all’utilizzo diretto in compensazione, il fornitore che riceve il credito può cederlo a sua volta ai propri fornitori.

 

L’esercizio dell’opzione deve essere comunicato all’Agenzia delle entrate, a pena d’inefficacia, entro il 28 febbraio dell’anno successivo a quello di sostenimento delle spese che danno diritto alle detrazioni. Gli interventi che permettono la nascita del credito di imposta sono, attualmente, quelli inerenti la riqualificazione energetica, quelli per la ristrutturazione edilizia e quelli per la messa in sicurezza sismica.

Quelli di efficienza energetica possono essere effettuati sulle parti comuni di edifici o su strutture che interessano l’involucro dell’edificio. Gli interventi sismici possono essere relativi all’adozione di misure antisismiche e all’esecuzione di opere per la messa in sicurezza statica effettuate sulle parti comuni di edifici dalle quali derivi una riduzione del rischio sismico.

Gli interventi per ristrutturazione edilizia sono ammissibili per i lavori effettuati sulle unità abitative. In questo caso, che è il più comune, gli interventi ammissibili all’agevolazione sono quelli di manutenzione straordinaria, restauro e risanamento conservativo, oltre che quelli di ristrutturazione edilizia. Possono usufruire della detrazione tutti i contribuenti assoggettati all’imposta sui redditi, residenti o meno nel territorio dello Stato.

Paga l’assegno di mantenimento alla ex moglie ma non può detrarlo dalle tasse.

Il regime fiscale italiano permette al contribuente, a seguito di provvedimento dell’autorità giudiziaria per separazione legale ed effettiva, o per scioglimento, annullamento o cessazione degli affetti civili del matrimonio, di recuperare gli importi versati al coniuge. Sono deducibili anche le somme corrisposte per il pagamento del canone di locazione e delle spese condominiali del coniuge separato.

Pertanto, chi versa l’assegno di mantenimento all’ex moglie può recuperare l’importo corrisposto attraverso il regime della deducibilità dall’Irpef. Tale possibilità spetta però solo se l’importo è versato con periodicità e non se corrisposto in una unica soluzione.

Infatti con sentenza n. 29178 del 12 novembre 2019 la Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell’agenzia delle entrate nei confronti di un contribuente che aveva dedotto dal reddito l’importo dato alla ex moglie, un assegno di 67 mila euro, in virtù di un accordo preso in sede di separazione. La sentenza deriva dal fatto, secondo la decisione degli ermellini, che gli oneri deducibili dal reddito delle persone fisiche, l’art. 10, primo comma, lettera g), del dpr n. 597 del 1973 (al pari dell’art. 10, primo comma, lett. c), dpr n. 917 del 1986) limita la deducibilità, ai fini dell’applicazione dell’Irpef, solo all’assegno periodico, e non anche a quello corrisposto in unica soluzione, al coniuge, in conseguenza di scioglimento o di cessazione degli effetti civili del matrimonio, nella misura in cui risulta da provvedimento dell’autorità giudiziaria.

Tale differente trattamento, come affermato dalla Corte costituzionale nella ordinanza n. 383 del 2001, è riconducibile alla discrezionalità legislativa la quale, riguardando due forme di adempimento tra loro diverse, una soggetta alle variazioni temporali e alla successione delle leggi, l’altra capace di definire ogni rapporto senza ulteriori vincoli per il debitore, non risulta né irragionevole, né in contrasto con il principio di capacità contributiva.

Inoltre per la Cassazione, in tema di Irpef, l’art. 10 del dpr n. 597 del 1973 non consente la deducibilità dal reddito dell’assegno corrisposto in un’unica soluzione, ai sensi dell’art. 5, comma 8, della legge n. 898 del 1970, all’ex coniuge.